Assemblea dei Soci del 30 04 2024

Si è riunita a Bologna l’Assemblea ordinaria e straordinaria dei Soci Hera, presieduta dal Presidente Esecutivo Cristian Fabbri, che ha approvato il bilancio d’esercizio 2023 e la distribuzione di un dividendo in rialzo a 14 centesimi per azione, in linea con quanto già annunciato in occasione della presentazione del Piano industriale al 2027 in considerazione dei significativi risultati raggiunti. All’Assemblea è stato inoltre presentato il bilancio di sostenibilità 2023.
Approvazione del bilancio 2023 con risultati record
L’Assemblea ha approvato il bilancio economico 2023, che ha evidenziato i principali indicatori economici e finanziari in forte crescita sia rispetto all’anno precedente sia rispetto ai livelli pre-crisi (esercizio 2021). Continua a leggere dal sito del Gruppo Hera
Azionehera vota “Favorevole” a ciascun OdG
L’azienda nel giro di alcuni anni è diventata un colosso di portata nazionale. Per valutare un’azienda da circa 15 miliardi di euro di fatturato, bisogna conoscerne bene le varie attività, l’operato sul territorio, l’attitudine del management, e gli indirizzi e linee degli azionisti di riferimento. E’ un compito non facile per gli analisti di professione. Figuriamoci per un piccolo azionista.
Quest’anno, Azionehera ha preferito assistere allo svolgimento dei lavori dell’Assemblea dei Soci. Il portavoce Enrico Nannetti ha ascoltato le relazioni del Presidente Esecutivo, dell’A.D. E ha monitorato gli umori della sala, dove erano presenti oltre 100 azionisti, tra Sindaci dei Comuni e rappresentanti di investitori istituzionali privati, ossia avvocati di studi legali e di consulenza finanziaria.
Considerazioni post assemblea: l’azienda è sana, agile e ben gestita.
Il Gruppo Hera è una realtà solida e ben governata: Cristian Fabbri ha il pieno controllo della società, che risponde in maniera puntuale grazie ad una organizzazione reattiva e ben programmata, fatta di gente che si conosce, cresciuta nell’azienda e con l’azienda. L’azienda è in salute produttiva e finanziaria:
– gestisce le reti di pubblica utilità delle regioni più produttive del paese.
– I ricavi provengono da tariffe elaborate per restituire un margine medio del 3% netto.
– Il management è coeso e affidabile perché cresciuto in seno all’azienda nel corso degli anni.
– I business dell’energia e delle reti dati sono in rapida espansione e continua innovazione.
– La struttura potrebbe acquisire modularmente altri business come il riassetto geofisico del territorio. Hera Spa sta viaggiando in coppia: l’organizzazione risponde in modo pronto ed intelligente.
Il problema dell’azienda è esterno e deriva dal sistema paese che non fa più spesa pubblica.
La necessità di passare da una sistemazione delle reti ad una loro ristrutturazione si avvicina. L’azienda finora ha riparato le reti da lei gestite, sostituendo dei pezzi o infilando le calze in polietilene. Ciò scaricando l’onere in tariffa, ossia attribuendo il costo ai cittadini. Stessa cosa per l’inefficienza del 30% derivante dalle perdite, che è costo dell’energia elettrica e della chimica di base per compensare lo stesso ammontare di acqua potabilizzata da pompare in rete.
Alla lunga le reti non si possono continuare a “rattoppare” per i seguenti motivi:
– una parte presenta materiali diversi (polietilene e fibro cemento) che funzionano a pressioni diverse.
– Gli investimenti necessari alla sostituzione sono enormi, e solo uno Stato lì può fare.
– Aumentare ancora le bollette potrebbe aumentare il fatturato ma non i ricavi, creando una crisi sociale a causa delle possibili inadempienze, anche parziali, degli utenti.
Fare spesa pubblica risolve questi problemi in un colpo:
– rifare le reti abbassa i costi di manutenzione.
– Rifare le reti riduce del 30% lo spreco di energia elettrica e di chimica di base dell’acqua potabilizzata in circolo.
– Rifare le reti significa fornire liquidità e lavoro alle aziende del territorio di riferimento rafforzando la capacità di spesa delle famiglie e quindi limitando il rischio di inadempienze nel pagamento delle bollette.
La spesa pubblica non crea inflazione ma benessere generalizzato.
Lo Stato non è una famiglia dove le entrate devono essere superiore alle uscite, o dove vale il detto “non esiste un pasto gratis”. Lo Stato ha strade con reti e sottoservizi da mantenere, ha il sistema scolastico e sanitario, ha le forze dell’ordine ed il sistema pensionistico.
Sono tutti settori che devono essere sostenuti da spesa pubblica, ossia emettendo moneta. Il fatto che emettere emettere moneta crea inflazione è una leggenda creata da politici e banchieri privati che tendono a voler prestare dietro interesse la moneta agli Stati, che per pagare gli interessi devono vendere quote di partecipate, beni demaniali ed immobili.
Il limite alla emissione della moneta è la piena occupazione e la stabilità dei prezzi.
I cosiddetti paesi sviluppati sono considerati tali perché stampano moneta dal nulla e fanno spesa pubblica, ad iniziare da Stati Uniti e Cina. Mentre l’Europa è totalmente immobile, ferma ai diktat di austerità dei banchieri. Il mondo sta viaggiando ad una velocità superiore a quella del “sistema paese Europa” in cui si trova. Il blocco BRIC con Cina in testa stampando moneta dal nulla è diventata la fabbrica del mondo, generando una spesa pubblica colossale in servizi ed infrastrutture pubbliche e private. Le aziende di Stato non solo fanno spesa pubblica per il “settore pubblico”, ossia reti e servizi di pubblica utilità, scuole, università, ospedali, pubblica amministrazione, forze dell’ordine, forze armate, ecc. Ma fanno spesa pubblica a fondo perduto anche per quello che da noi è il “settore privato”. Il “privato” da loro non c’è, è di fatto pubblico, ossia è lo Stato che ha la proprietà delle aziende. Tra cui le aziende energetiche e le multiutility. E creando moneta dal nulla edificano stabilimenti colossali, rastrellano nel mondo la materia prima anche con un sovrapprezzo, pagano i salari dei dipendenti, e la rete logistica e commerciale per l’export.
I motivi per cui un paese che fa spesa pubblica non conosce crisi
I motivi per cui un paese che fa spesa pubblica di Stato investendo in aziende di Stato ha una vantaggio competitvo strutturale sono i seguenti:
– creando moneta ex nihil, producono a costo zero.
– Creano fabbriche gigantesche dove la scala di produzione è pensata per 1,4 miliardi di utenti e consumatori, con economie di scala impensabili in occidente. Vedi questa centrale idroelettrica da 22.500 MegaWatt , finanziata con un click del computer da 2 trilioni di dollari.
– Hanno una politica industriale rivolta all’economia reale con città-fabbriche. Vedi questa city factory con 17mila dipendenti.
– in meno di una generazione hanno creato megalopoli supermoderne che funzionano perfettamente dal punto di vista delle pubbliche utilità. Vedi questi video 1 e video 2 con cinque megalopoli da 20 a 30 milioni di abitanti e diciasette da oltre 10 milioni di abitanti.
– Hanno un sistema paese in cui lo Stato, essendo semple lo stesso unico proprietario delle aziende, condivide internamente il know how tra aziende cinesi, come successo nell’industria automobilistica. E il know-how magari è stato acquisito in passato ospitando gruppi stranieri, da cui hanno imparato i processi manifatturieri, migliorandoli col tempo.
– Essendo le aziende tutte statali, cooperano nella ricerca e sviluppo e nei procurement. In sintesi, lo Stato fornisce “uomini, mezzi e materiali” illimitati.
Per competere con aziende cinesi ed americane che stampano moneta ex nihil, con fabbriche gigantesche, ci sono due alternative:
A. o ci si isola e non si compete alzando barriere doganali… vivendo fuori dal mondo reale.
B. Oppure se si decide di competere, lo si fa ad armi pari. Ossia creando una nuova architettura di politica industriale, finanziata facendo in spesa pubblica, che significa “stampare moneta” per investimenti strutturali, fino al raggiungimento della piena occupazione, e di una inflazione al 10% (oggi l’inflazione reale è anche superiore).
Nel secondo caso, occorre creare delle aziende di dimensioni concorrenziali a quelle cinesi. Per farlo ogni paese europeo deve ricreare i propri Campioni Nazionali.
A. Creazione sistema paese nazionale
Coordinarsi tra partecipate per creare un Consorzio Italia sul modello dell’IRI, che deve dotarsi di un sistema bancario proprietario. Si può fare ripartendo dall’unione del Mediocredito Centrale con il recupero della golden share del Monte dei Paschi di Siena.
Il Consorzio Italia/IRI deve unificare le funzioni di:
– approvvigionamento;
– parco mezzi e magazzino materiali;
– ricerca e sviluppo;
– sistemi informatici.
B. Creazione sistema paese internazionale
Ciascun paese europeo deve avere il proprio Consorzio Nazionale, e i vari Consorzi Nazionali si riuniscono nel Consorzio Europa. I vari Consorzi Nazionali ed l Consorzio Europa devono ricevere quantitative easing dalla BCE, ossia soldi ex nihil per finanziare le proprie attività, a partire dalla ristrutturazione delle reti, e la messa in sicurezza del territorio. Il Consorzio Europa deve unificare le funzioni di:
– approvvigionamento;
– parco mezzi e magazzino materiali;
– ricerca e sviluppo;
– sistemi informatici.
C. Competizione a livello globale
Il Consorzio Europa può così competere a livello nazionale ed internazionale, evitando di essere oggetto di fusioni ed acquisizioni da parte di aziende straniere, in particolari cinesi ed americane… che hanno l’arma segreta ed invincibile data dal fatto che qui in Europa nessuno sa che creano moneta dal nulla con il click di un computer.